Nata a Los Angeles nel 1926 con il nome di Norma Jeane Baker, Marilyn Monroe è diventata uno dei volti più iconici del cinema americano. Attrice, modella e cantante, incantò Hollywood con la sua bellezza magnetica e un talento spesso sottovalutato. Ma dietro il sorriso perfetto e l’immagine costruita da studio e media, si celava una donna profondamente insicura, segnata da una vita di abbandoni, delusioni e fragilità emotiva. Dopo il successo di film come A qualcuno piace caldo e le sue celebri relazioni con personaggi come Joe DiMaggio, Arthur Miller e i fratelli Kennedy, la sua parabola si interruppe bruscamente il 5 agosto 1962, quando venne trovata senza vita nella sua casa di Brentwood. Ufficialmente, fu un suicidio. Ma nel corso dei decenni si sono moltiplicate le teorie: overdose accidentale, omicidio mafioso, insabbiamento politico, perfino coinvolgimenti dei servizi segreti. Ma cosa ha ucciso davvero Marilyn Monroe? E perchè a distanza di oltre sessant’anni, la sua morte rimane uno dei casi più enigmatici e controversi del secolo scorso? Proviamo a scoprirlo insieme a Carlotta Toschi: avvocato penalista, detentrice di un master in diritto di famiglia, ma soprattutto podcaster e autrice della serie "Dark Diaries".
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